Polveri sottili in ufficio: dove va messa la stampante
In quasi tutti gli uffici che vediamo la multifunzione sta in uno di questi tre posti: sul mobile dietro la schiena di qualcuno, in fondo al corridoio senza finestre, oppure — nei casi peggiori — sulla scrivania, a mezzo metro dalla faccia di chi ci lavora otto ore al giorno.
Nessuno l'ha decisa, quella posizione. È dove c'era la presa.
Perché una stampante laser sporca l'aria
Una laser non stampa con l'inchiostro: stampa con una polvere finissima che viene fusa sulla carta dal calore. Il gruppo fusore lavora stabilmente intorno ai 180-200 °C, e in quel momento due cose finiscono in aria:
- Particelle ultrafini, cioè sotto i 100 nanometri. Non sono granelli di toner: sono composti che condensano dai materiali scaldati — la carta, il rivestimento del rullo, il toner stesso. Sono talmente piccole che non si vedono, non si depositano sul mobile e non le fermano i filtri per la polvere: passano attraverso.
- Composti organici volatili, quelli che danno il classico odore di "stampante appena partita". È l'odore del fusore che scalda.
Il dato interessante è quando succede. L'emissione non è costante durante la giornata: si concentra nei primi minuti di ogni lavoro, quando il fusore va in temperatura. Una macchina che stampa venti volte al giorno in venti momenti diversi fa venti picchi. La stessa macchina che stampa tutto in due sessioni ne fa due.
Il numero che nessuno guarda: la distanza
Le particelle ultrafini si comportano come un gas, non come la polvere. Non cadono a terra: si diffondono nell'aria e si diluiscono con la distanza e con il ricambio d'aria. È questa la buona notizia, perché sono le due sole variabili su cui si può agire senza comprare niente.
Nella pratica, in un ufficio normale:
- Mai a meno di due metri da una testa. Sopra i due metri di distanza la concentrazione a cui è esposta una persona seduta crolla in modo netto. Sotto il metro — cioè la stampante sulla scrivania — si respira il picco pieno.
- Mai sopra il piano della scrivania se è vicina. L'aria calda del fusore sale: una macchina su un mobile alto alle spalle di qualcuno gli manda addosso quello che emette. Se deve stare vicina, deve stare bassa.
- Mai nello sgabuzzino chiuso. È l'errore più comune e sembra il più prudente: la si nasconde in un locale senza finestre "così non dà fastidio". Lì dentro non si diluisce niente, e chi entra a ritirare le stampe prende in trenta secondi la concentrazione accumulata in un'ora.
- Vicino a una finestra o a una bocchetta di ripresa dell'aria. Il ricambio fa il grosso del lavoro. Una stanza aerata annulla il problema meglio di qualsiasi accorgimento.
La sintesi è semplice: stanza di passaggio, aerata, macchina bassa, due metri da chiunque stia seduto. Nella maggior parte degli uffici questo vuol dire spostarla di tre metri, e non costa niente.
Le macchine che il problema non ce l'hanno
C'è una categoria di stampanti che non ha il fusore: le inkjet heat-free. Non scaldano niente — l'inchiostro viene spinto sulla carta a freddo da un elemento piezoelettrico — e di conseguenza non hanno né il picco di particelle ultrafini né l'odore di caldo. Non sono adatte a tutti i volumi, ma per un ufficio da cinque o dieci persone spesso lo sono più di quanto si creda, e consumano una frazione dell'energia.
Quando invece la laser serve davvero — perché i volumi sono alti — la cosa che conta è che sia una macchina moderna e mantenuta: i modelli certificati per le emissioni sono progettati per contenerle, e un fusore a fine corsa emette più di uno in buono stato. Una macchina tenuta in servizio dieci anni "perché funziona ancora" non è una scelta ecologica: è la peggiore delle due.
In una riga
Non serve togliere la stampante dall'ufficio. Serve smettere di metterla dove c'era la presa. Due metri, aria che gira e una macchina in buono stato risolvono quasi tutto.
Vuoi capire se la tua è messa nel posto giusto, e se per i tuoi volumi serve davvero una laser? Scrivici: si parte da come stampate adesso.
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